Cosa serve
Un tag NFC attaccato dove passi per forza — da me sul comodino. Costano pochi centesimi in pack da dieci. Su Homey si registra come Flow avviato da tag: il telefono legge il tag e chiama direttamente l'hub.
Homey Pro come regista. Qui non è un vezzo: la sequenza tocca luci Hue, una striscia LED, una tenda motorizzata e un Echo, cioè quattro ecosistemi che tra loro non si parlano. Serve qualcosa che li tenga insieme e soprattutto che sappia aspettare — i ritardi sono metà del valore di questa automazione.
Le luci divise per stanza: nel mio caso lampadario e lampada della camera, striscia LED dietro il letto, luci del bagno, lampada del salotto e lampadario dell'ingresso. Non serve avere le mie: serve che siano raggruppate per stanza, altrimenti ti ritrovi a elencare venti lampadine una per una.
Una tenda motorizzata, se ce l'hai. È l'unico pezzo davvero opzionale, ma è anche quello che si nota di più: sentirla scendere mentre ti stai già sistemando fa capire che la sequenza è partita.
Perché un tag e non un comando vocale
Un comando vocale a mezzanotte lo dici a voce bassa, l'assistente non capisce, lo ripeti più forte, e a quel punto hai svegliato chi dorme di là. Il tag non ha questo problema: è silenzioso, non richiede di ricordare la formula giusta, e funziona anche se hai le mani occupate — basta avvicinare il telefono.
C'è anche un motivo pratico: il tag è nel posto giusto. Sta sul comodino, cioè esattamente dove appoggi il telefono prima di metterti a letto. Il gesto che facevi già diventa il trigger, senza aggiungerne uno nuovo. Le automazioni che reggono nel tempo sono quelle che non ti chiedono di cambiare abitudini.
Nota se hai già letto la guida sui tag NFC con iPhone: quella costruisce la scena dentro Comandi Rapidi di Apple, e va benissimo se il tuo mondo è tutto HomeKit. Questa versione fa il contrario — il tag chiama Homey e la logica sta tutta nell'hub. Il vantaggio è che puoi coinvolgere anche i dispositivi che in HomeKit non entrano, come l'Echo. Lo svantaggio è che ti serve l'hub.
La sequenza, minuto per minuto
Istante zero — ModalitàCasa passa a Notte. Prima di ogni altra cosa: è la variabile che tutto il resto della casa legge per sapere che ora è, e la voglio aggiornata anche se qualche passaggio dopo dovesse fallire.
+3 secondi — si spengono il lampadario della camera (gruppo Hue) e tutte le luci del bagno. Sono le due che hai appena usato per lavarti i denti e prepararti.
+5 secondi — la lampada del salotto si spegne, ma solo se era accesa; l'Echo lancia la routine Alexa 'Vado a letto'; la striscia LED dietro il letto si accende e va al 100% per cinque secondi; la tenda della camera comincia a scendere.
+3 minuti — si spegne il lampadario dell'ingresso. È l'ultima luce della zona giorno, e resta accesa apposta un po' più a lungo: se ti sei dimenticato qualcosa in cucina hai il tempo di andare e tornare senza attraversare il buio.
+16 minuti — la lampada del comodino comincia a scendere verso il 3%, con una dissolvenza di tre minuti. Non è uno spegnimento: è un avviso lento. Alzi gli occhi dal libro e ti accorgi che la stanza si sta abbassando di tono.
+20 minuti — si spengono sia la striscia LED sia la lampada del comodino. Fine. Se a quel punto stavi ancora leggendo, riaccendi a mano; nella pratica quasi mai.
Perché proprio quei ritardi
I 3 e i 5 secondi non sono estetica. Se spari venti comandi nello stesso istante, tra Zigbee, Wi-Fi e cloud qualcosa si perde: un gruppo Hue riceve il comando mentre sta ancora processando il precedente e lo ignora, e ti ritrovi una lampadina accesa senza capire perché. Scaglionare di pochi secondi risolve la quasi totalità di questi buchi, e a occhio nudo la sequenza sembra comunque simultanea.
Il flash della striscia LED al 100% per cinque secondi è puro feedback. Serve a dirti 'ok, ho ricevuto, la sequenza è partita' senza notifiche e senza suoni. Dopo i cinque secondi torna al livello normale e fa da luce d'ambiente.
I 16 minuti prima della dissolvenza sono il numero che ho tarato di più. Venti minuti secchi di luce piena e poi buio erano bruschi: ti interrompono a metà pagina. Con la dissolvenza che parte al sedicesimo e dura tre minuti, hai il tempo di finire il capitolo e chiudere il libro tu, invece di essere spento dalla casa. Il 3% finale è quasi niente ma non è zero: è il livello a cui ti accorgi che è ora, non quello in cui non vedi più.
Se leggi più lentamente, il numero da spostare è il 16 — non il 20. Allunghi la lettura e tieni la dissolvenza attaccata alla fine.
Il pezzo che collega tutto: ModalitàCasa
Questa sequenza non vive da sola. Mettendo ModalitàCasa su Notte come prima azione, chiude anche il contesto lasciato aperto dalle altre automazioni della casa — per esempio quella che mette in pausa l'Apple TV quando ti alzi dal divano, che gira solo quando la variabile vale Cinema.
È il motivo per cui conviene tenere una sola variabile di stato per tutta la casa invece di una per ogni scena. Ogni automazione la legge per sapere se è il suo turno, e ogni sequenza che cambia momento della giornata la aggiorna. Il giorno che aggiungi un'automazione nuova non devi ricordarti di andare a disattivare le vecchie: basta che controlli la variabile.
Attenzione a chi la riporta indietro. Notte deve uscire di scena la mattina, altrimenti tutto quello che dipende da Cinema o dalle altre modalità resta bloccato. Un Flow su orario o sul primo movimento in cucina basta e avanza.
Le cose che sistemerei ancora
Non c'è un modo per annullare. Se tocchi il tag e poi ti ricordi che devi fare una cosa, la sequenza va avanti lo stesso e a +3 minuti ti spegne l'ingresso mentre sei in corridoio. Un secondo tocco sullo stesso tag che interrompe i timer sarebbe la prima cosa da aggiungere.
La finestra di lettura è fissa. Venti minuti vanno bene per me quasi sempre, ma non c'è modo di dire 'stasera dammene quaranta' senza aprire l'app. Un tag secondo, o una rotazione su un controller fisico, risolverebbero.
Il ritorno indietro è manuale. Se dopo la dissolvenza vuoi rileggere, riaccendi a mano dall'app o dall'interruttore. Non è drammatico — succede una volta ogni tanto — ma è l'unico momento in cui la sequenza ti fa sentire che stai combattendo con la casa invece di essere assecondato.
Stack usato in questa guida
Quello che ho in casa.
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